Chissà perche le montagne fanno cantare così tanto. Forse perche le canzoni, quelle lente e ritmate -quelle, per esempio, che il coro Valsella da decenni canta con sentimento nuovo e antico- insegnano a camminare, a regolarizzare respiro e passo. Forse perche aiutano a scacciare la paura quando le grandi ombre delle cime scendono sui prati e sui sentieri. Forse perche il silenzio dei monti è troppo grande per noi, troppo totale, a volte troppo opprimente se non giunge una voce a spezzarlo, a segnarlo con il suo canto d'oro, d'argento, di bronzo o di cristallo. Ci parlano quelle voci e quei canti della nostra storia, della nostra terra, della nostra vita, del ridere e del piangere, degli amori e delle morti, di vecchiaia e fanciullezza, di miti e di realtà. Non farli tacere, non dimenticarli, ma, coltivarli, anzi, riascoltarli e tornare a cantarli serve a rammentarci con più forza -e con più dolcezza- che uomini e che donne siamo, dove abitiamo e da dove discendiamo. E'una specie di passaporto che rinnova la nostra identità, per noi stessi prima di tutto, piccolo specchio nel quale ci possiamo contemplare, non tanto per ammirarci, quanto per riconoscerci nella confusione. I ritmi e le parole -antichi sì, non vecchi, antichi nel senso che portano racchiuso il tempo di sempre, quello di ieri, di oggi e anche il tempo che verrà- ci sono cari come ci devono essere care le nostre memorie, e hanno il dono di risvegliare con due sole note, con un solo verso, giorni e sentimenti, ricordi, dolori, spensieratezze e speranze che parevano dormire lontano da qualche parte, irrimediabilmente perduti. Sono frasi, sono musiche che in un attimo riconosciamo come intimamente nostre nella grande babele dei rumori e delle voci. Dire che ci cullano è sdolcinato, dire che ci riempiono di nostalgia sembra melenso. Eppure è reale che risentire quei canti ci dà pace,. ed è vero che ci accende dentro il desiderio di tornare un poco indietro per poter riscrivere da capo la nostra vita, e in meglio, in più innocente questa volta.

Isabella Rossi Fedrigotti