La critica di Giorgio Ragucci Brugger sul CD "Quelle liete sere"

Sono trascorsi cinque anni dalla pubblicazione del mio articolo a commento del CD intitolato "Sotto le tue finestre", cinque anni di crescita e di maturazione del Coro Valsella, che riscopro animato di nuovo vigore e di intensa ispirazione. L'ascolto dei vari brani produce un piacere musicale profondo. Rievoca antiche tradizioni, vicende e situazioni umane genuine che risvegliano emozioni, crea l'illusione di rivisitare un passato al quale mi sento particolarmente legato. Il titolo indovinato "Quelle liete sere" è già di per se sufficiente per sintetizzare la validità dei contenuti. I sedici brani che compongono il CD parlano un linguaggio variegato, più moderno del solito, sia nei testi che nella musica. Sono motivi non solo legati alla nostra terra, ma raccolti anche in Veneto, in Lombardia, all'estero, in Ucraina, in Slovenia ed in Francia. E' proprio questa sensibilità a valenza "europea" che produce nei lavori una lievitazione di tono, un pregio ulteriore che s'inserisce nel contesto internazionale in sin- tonia coi principi di una cultura sopranazionale. È chiaro che il fenomeno riguarda la grande musica. La tradizione ha il merito di conservare valori antichi, una sorta di eredità che sopravvive agli urti ed agli sconquassi delle tecnologie più avanzate e delle nuove formule di civiltà, così spesso in conflittualità con l'essere umano quale comunemente lo intendiamo in termini di solidarietà e di comprensione reciproca, un'eredità preziosa giustamente irrinunciabile, ma, dall'altro canto, è anche vero che la stessa tradizione ci espone al pericolo di un ristagno fatale, di sentirsi prigioniera di luoghi comuni e di non favorire nuovi impulsi creativi. Da qui la necessità, l'intelligenza di aprirsi, di coniugare il vecchio con il nuovo, seguendo l'ispirazione di una formula secondo la quale il vecchio deve sentirsi giovane ed il giovane deve rispettare il vecchio, cercando, fin tanto che è possibile, mantenere un mirabile equilibrio. Non è facile, ma il Coro Valsella ci è riuscito, al contrario di chi, tentando il passo più lungo della gamba, medita ancor oggi su oratori e sinfonie di montagna, catturato da miraggi impossibili o dal gusto banale dell'imitazione dei classici, trascurando le risorse essenziali del folclore dal quale nasce ogni germe di vita culturale del popolo, di tutti i popoli. Il successo del Coro, il suo valore, sta appunto in questo equilibrio, nel senso di maturità e di scelta. Le qualità tecniche del gruppo fanno il resto, un gruppo affiatato, perfettamente organizzato nelle voci, magistralmente condotto. ..e con tanta voglia di cantare che traspare dall'entusiasmo di tutti i componenti. Altra peculiarità: rendere facili le cose difficili, trovare la soluzione più rapida, più convincente. Riguardo ai brani singolarmente presi, sono tutti alla stessa altezza. La scelta a commento dipende esclusivamente dal gusto o da una particolare simpatia. Stupendo il terzo "Con qual cor" per il fraseggio delle voci, l'alternanza del ritmo, le sfumature in dissolvenza, la chiusura perfetta. "Betlemme", una pastorale commovente di squisita fattura. Atmosfera incantata dove la parte del solista sembra provenire proprio dalle stelle. Lo stesso tema viene ripreso nell'altro brano intitolato "Noi siamo i tre Re", ma con una impostazione più solenne. "Ciao morettina" riprende il canone tradizionale della canzone d'amore disimpegnato, ironizzante, quasi goliardico, mentre più serio è il brano seguente "Quelle liete sere" dal carattere rievocativo e nostalgico. Altro brano impegnativo risolto in estrema leggerezza è "Dove andremo stasera a cena". Segue un canto croato d'intensa sensibilità, si tratta del ricordo di un amore sfortunato che, appunto per questo, è destinato ad acquisire un alto valore poetico. "Ho deciso di prendere moglie" è un testo indovinato per freschezza d'immagini esilaranti, ironico, frizzante, anticonformista. Il brano ucraino "Oh, ciglia nere" ricorda quello croato nel corso di una armonizzazione, comunque, più languida, intervallata da pause in un alternanza di temi carezzevoli fino all'espressione di un improvviso crescendo finale che coglie tutti di sorpresa. "Usqvanta" è una ninna-nanna deliziosa, un Notturno sognante dedicato ad una bambina: un augurio di serenità. Sorpresa finale: "Waltzing Matilda": siamo nel cuore deserto dell' Australia, un vagabondo parla alla sua capretta Matilda che ama il valzer. Il testo esplicativo ci suggerisce che non si tratta di un pazzo. Perfettamente d'accordo, non si tratta di un pazzo, ma di un poeta! Il testo è in inglese: bravissimi!

 

Giorgio Ragucci Brugger