Sono
trascorsi cinque anni dalla pubblicazione del mio articolo a commento
del CD intitolato "Sotto le tue finestre", cinque anni di crescita
e di maturazione del Coro Valsella, che riscopro animato di nuovo
vigore e di intensa ispirazione. L'ascolto dei vari brani produce
un piacere musicale profondo. Rievoca antiche tradizioni, vicende
e situazioni umane genuine che risvegliano emozioni, crea l'illusione
di rivisitare un passato al quale mi sento particolarmente legato.
Il titolo indovinato "Quelle liete sere" è già di per se sufficiente
per sintetizzare la validità dei contenuti. I sedici brani che compongono
il CD parlano un linguaggio variegato, più moderno del solito, sia
nei testi che nella musica. Sono motivi non solo legati alla nostra
terra, ma raccolti anche in Veneto, in Lombardia, all'estero, in Ucraina,
in Slovenia ed in Francia. E' proprio questa sensibilità a valenza
"europea" che produce nei lavori una lievitazione di tono, un pregio
ulteriore che s'inserisce nel contesto internazionale in sin- tonia
coi principi di una cultura sopranazionale. È chiaro che il fenomeno
riguarda la grande musica. La tradizione ha il merito di conservare
valori antichi, una sorta di eredità che sopravvive agli urti ed agli
sconquassi delle tecnologie più avanzate e delle nuove formule di
civiltà, così spesso in conflittualità con l'essere umano quale comunemente
lo intendiamo in termini di solidarietà e di comprensione reciproca,
un'eredità preziosa giustamente irrinunciabile, ma, dall'altro canto,
è anche vero che la stessa tradizione ci espone al pericolo di un
ristagno fatale, di sentirsi prigioniera di luoghi comuni e di non
favorire nuovi impulsi creativi. Da qui la necessità, l'intelligenza
di aprirsi, di coniugare il vecchio con il nuovo, seguendo l'ispirazione
di una formula secondo la quale il vecchio deve sentirsi giovane ed
il giovane deve rispettare il vecchio, cercando, fin tanto che è possibile,
mantenere un mirabile equilibrio. Non è facile, ma il Coro Valsella
ci è riuscito, al contrario di chi, tentando il passo più lungo della
gamba, medita ancor oggi su oratori e sinfonie di montagna, catturato
da miraggi impossibili o dal gusto banale dell'imitazione dei classici,
trascurando le risorse essenziali del folclore dal quale nasce ogni
germe di vita culturale del popolo, di tutti i popoli. Il successo
del Coro, il suo valore, sta appunto in questo equilibrio, nel senso
di maturità e di scelta. Le qualità tecniche del gruppo fanno il resto,
un gruppo affiatato, perfettamente organizzato nelle voci, magistralmente
condotto. ..e con tanta voglia di cantare che traspare dall'entusiasmo
di tutti i componenti. Altra peculiarità: rendere facili le cose difficili,
trovare la soluzione più rapida, più convincente. Riguardo ai brani
singolarmente presi, sono tutti alla stessa altezza. La scelta a commento
dipende esclusivamente dal gusto o da una particolare simpatia. Stupendo
il terzo "Con qual cor" per il fraseggio delle voci, l'alternanza
del ritmo, le sfumature in dissolvenza, la chiusura perfetta. "Betlemme",
una pastorale commovente di squisita fattura. Atmosfera incantata
dove la parte del solista sembra provenire proprio dalle stelle. Lo
stesso tema viene ripreso nell'altro brano intitolato "Noi siamo i
tre Re", ma con una impostazione più solenne. "Ciao morettina" riprende
il canone tradizionale della canzone d'amore disimpegnato, ironizzante,
quasi goliardico, mentre più serio è il brano seguente "Quelle liete
sere" dal carattere rievocativo e nostalgico. Altro brano impegnativo
risolto in estrema leggerezza è "Dove andremo stasera a cena". Segue
un canto croato d'intensa sensibilità, si tratta del ricordo di un
amore sfortunato che, appunto per questo, è destinato ad acquisire
un alto valore poetico. "Ho deciso di prendere moglie" è un testo
indovinato per freschezza d'immagini esilaranti, ironico, frizzante,
anticonformista. Il brano ucraino "Oh, ciglia nere" ricorda quello
croato nel corso di una armonizzazione, comunque, più languida, intervallata
da pause in un alternanza di temi carezzevoli fino all'espressione
di un improvviso crescendo finale che coglie tutti di sorpresa. "Usqvanta"
è una ninna-nanna deliziosa, un Notturno sognante dedicato ad una
bambina: un augurio di serenità. Sorpresa finale: "Waltzing Matilda":
siamo nel cuore deserto dell' Australia, un vagabondo parla alla sua
capretta Matilda che ama il valzer. Il testo esplicativo ci suggerisce
che non si tratta di un pazzo. Perfettamente d'accordo, non si tratta
di un pazzo, ma di un poeta! Il testo è in inglese: bravissimi!
Giorgio
Ragucci Brugger